venerdì, 09 maggio 2008
che amarezza la trasmissione di santoro sulla peggio gioventù -che per l'occorrenza ha riesumato anche Assunta. - mi ci poteva mettere un servizietto, dico...anche solo 2 minuti...per farci VEDERE che non ci sta solo la peggio gioventù. quella dei provini a veline e grande fratello. quella dei picchiatori, dei palestrati, degli impasticcati, dei cannati, dei cocainomani, del vivo sempre a casa con mammà, del vado dall'estetista più volte in un mese di Mafalduzza in tutta la vita. forse non l'hanno fatta vedere perchè non esiste? io infatti mi sono sentita una vecchia. e sono anche stata contenta di non essere fidanzata ( che non è a ben vedere per l'occasione, ma una mia costante consapevolezza- forse l'unica certezza nella mia vita) e di non prospettare figli, questi sconosciuti. che amarezza.
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venerdì, 02 maggio 2008
c'è una questione che mi rende parecchio perplessa in questi giorni, ed è parecchio delicata: riguarda l'annunciato boicottaggio alla fiera del libro di torino dedicata quest'anno ad israele. non sono ancora riuscita a farmi un'idea precisa in proposito, ma non sono favorevole, in linea di massima, al boicottaggio. si parla di libri, di letteratura, di cultura alla fiera del libro e non dovrebbe essere presa a pretesto e strumentalizzata per propagandare posizioni politiche. in più è vero che molti autorevoli scrittori israeliani sono critici con la politica dello stato di israele. trovo anche poco comprensibile che intellettuali, come Vattimo, fomentino il fuoco della rabbia tra israeliani e palestinesi, invece di placare gli animi, che sarebbe una condizione preliminare necessaria per discutere di una qualisasi soluzione ragionevole. come se non fossero consapevoli abbastanza del loro ruolo. insomma, mi chedo quando sia proficuo andare in tv a dire che gli israeliani sterminano i palestinesi o gli arabi israeliani, facendo una pericolosa anlogia con quello che è stato l'olocausto. lo trovo proprio fuori luogo e inutile, inutile per gli stessi palestinesi. quello che stride però, lo devo ammettere, è la decisione di dedicare ad israele la fiera del libro in concomitanza alle celebrazioni dei 60 anni di vita dello stato di israele. questa decisione mi pare anch'essa su una linea di confine molto ambigua tra omaggio alla cultura e possibile strumentalizzazione politica. Insomma, avrei preferito che fosse stato scelto un anno diverso da questo. perchè mi urta la parola "celebrazione", quando a mio avviso c'è molto poco da celebrare. non sono assolutamente contraria nè metto in dubbio l'esistenza dello stato di israele. però, a come stanno le cose oggi, tutto ci sarebbe da fare fuorchè una celebrazione: rimandiamo la celebrazione a quando sarà trovata la soluzione del conflitto arabo israeliano, a quando israele si sarà ritirata dai territori occuppati. a quando due popoli potranno dire con fierezza di abitare uno stesso territorio rispettandosi e rispettando se stessi e la propria storia. - mio modesto parere.
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lunedì, 28 aprile 2008
ieri sera mi sono innervosita a tal punto guardando report che mi sono venute le lacrime. faccio pubblicità alla prossima puntata di domenica che sarà dedicata al piano regolatore di roma. intanto rosico per la miopia di politici e amministratori che cercano di salvare il bilancio degli aereoporti in rosso con robusti prestiti da parte dello stato, mascherando il tutto con le parole "investimento", "opportunità" "sviluppo turistico". Quando poi, il turista viene lasciato sulla pista di atterraggio dell'aeroporto perchè non esiste autobus nè treno per portarlo da qualsiasi parte...così arricchiamo i tassisti, altra lobby cui piace ricattare i cittadini. lasciamo morire le fabbriche, dove invece la parola investimento avrebbe un altro senso. e infatti mi chiedo, invece di aprire aereoporti come supermercati, perchè non si cambiano i treni e migliorano le linee ferroviarie (meno inquinanti), proseguendo a dare lavoro a chi i treni li contruisce ( per esempio c'è una piccola azienda dalle mie parti che sta mandando in cassaintegrazione i suoi operai che costruiscono treni, e come stupirsi, se quelli che abbiamo marciano da più di 50 anni?). mi pare che non ci vuole einstein, ma a quanto pare i tecnici stessi il buon senso non lo hanno, se il ministro Bianchi, o meglio l'ex ministro, dice di non essersi accorto che gli aeroporti attivati stavano a poche decine di kilometri uno dall'altro. la rabbia nasce quando decine di amministratori intervistati non riescono a dire una sola parola che tenga conto di come dovrebbe funzionare un paese europeo, mediamento sviluppato. tutti arroganti e ingoranti o troppo attaccati alla poltrona per essere capaci di dire la verità.
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giovedì, 24 aprile 2008

dal momento che ho cambiato spesso città nel corso della mia breve vita, uno penserebbe che io dovrei avere nostalgia di dove sono nata, di dove stanno i miei genitori, insomma. Invece, manco per niente. A parte i miei genitori, infatti, non ci sta proprio niente che mi lega al posto dove sono nata e cresciuta fino all'età di 19 anni. Roba che spesso mi dico che se non ci fossero loro non ci rimetterei più piede. Ed è un fatto che per una che è incline alla malinconia come me proprio non mi spiego. Però anche Pareyson, che è nato proprio in quello stesso paesino dimenticato nelle valli del cuneese, non credo proprio lo rimpiangesse. Anzi, a volte mi chiedo perchè l'hanno sepolto lì, in quel cimitero. Posso rimpiangere alcune passeggiate torinesi sul calare della sera tra le stradelle cittadine, le notti ai murazzi, le domeniche mattina a leggere il giornale al valentino o davanti alla gran madre...posso rimpiangere l'atmosfera di berlino, dove niente è mai uguale a se stesso. francoforte. il mare della costa che da livorno va a cecina. fiesole. ma il mio paese, quello mai. e non credo sia una bella cosa. più che altro perchè uno si sente un albero che non ha radici. nel mio caso, neppure esattamente un albero, diciamo un cespuglio piccino. sono molto legata a roma, e se potessi scegliere un posto dove vivere- come sino ad oggi, grazie a dio, ho avuto la possibilità di fare -sarebbe senz'altro roma. certo, magari se potessi avere una casa mia, sceglierei una casa con un piccolo giardino dove piantare tulipani e pomodori. dove allungare un'amaca per farci appisolare un gatto. ma non penso che potrò mai permettermi di acquistare una casa. dunque uno ha sempre questa sensazione di precarietà, che non è il massimo. però forse anche se non avrò mai una casa mia mi dovrei abituare a considerare i posti dove sto, non importa quanto ci sto, come casa mia. anche senza amaca, gatto, tupilani e pomodori. tanto, come si dice, siamo tutti di passaggio. Così stanotte, mentre il mio amico gabriel si metteva le mani nei capelli mentre gli dicevo, come un disco che si incanta, che mi sentivo sola, ho pensato che forse tutta 'sta solitudine è dovuta al fatto di non avere radici. E infatti io mi sento molto sola anche all'università, dove invece dovrei sentirmi un po' a casa. E questo perchè? perchè non ho maestri. e, specie nella filosofia, questo è un dramma. non so se avete mai sentito parlare di una cosa che si chiama "precomprensione"...è una roba, per dirla alla jonny palomba forse...come se voi guardate due pezzi di terreno, uno incolto e uno seminato. Se piove sul terreno seminato, qualcosa ci nasce, ma se piove sul terreno incolto, non fiorisce niente. E' quasi come se la pioggia, l'acqua, che dovrebbe essere la cosa che fa nascere e crescere nuova vita, si riversasse sul terreno inutilmente. Oppure, più facile, come se uno leggesse un libro senza conoscere il significato delle parole. Tutta la fatica che fai, è sprecata. come se vivessi in un posto bellissimo ma tu, porca pupazza, sei cieco. non dico che sia colpa solo mia. si sa come funziona l'università oggi..e io non è che ho studiato con vattimo, riconda, viano, rossi, etc. ma ho studiato sui manuali. questa è la verità. e non ho imparato niente.

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mercoledì, 02 aprile 2008
oggi sono stata a vedere a un prezzo proletario "tutta la vita davanti", l'ultimo film di virzì, sul mondo del lavoro precario. Devo dire la verità che l'unica consolazione tratta dal film è non fare parte momentaneamente del mondo dei call center, seppure io l'abbia mio malgrado dovuto conoscere per diverso tempo. E sono fortunata, ora. Penso che sia un film molto istruttivo ed è molto reale. Proprio ben fatto. Penso che lo comprerò in dvd, tanto per farsi del male. Le scena in cui mi sono rirovata di più è il pianto liberatorio della protagonista, laureata in filosofia, tra le braccia di una nonnina gentile, dopo la sua esperienza come telefonista. Perchè mi ricordo benissimo il senso di stanchezza e frustrazione che ti rompe le ossa e di cui non riesci a liberarti, nonostante tu possa cercare di riposare. Perchè mentalmente non riposi mai. Mai una tregua. e mentre penso a come trascorrerò tutta questa vita che ho davanti, una cosa di sicuro sto cercando di metterla nel conto: ossia lasciar perdere gli uomini cafoni. Mi ci vorrebbe anche a me un giorgio conforti. uno impegnato ma simpatico. uno gentile. uno che non è assillante. ma temo che sia proprio un personaggio da film.
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martedì, 04 marzo 2008
sono stata a vedere persepolis e penso di non aver mai pianto così tanto davanti ad un cartone animato...o come lo chiamano ora...graphic novel o roba così. cmq era commovente, secondo me. e anche se la protagonista, marjanne, era una bimba sfortunata, perchè nata in iran, chi ci dice che non sia fortunata invece proprio per questo? io in ogni caso mi ci sono ritrovata parecchio, in marjanne, pur non essendo iraniana. devo dire che l'ho anche invidiata...perchè da piccola in sogno c'era dio che ci parlava, con marjanne. mentre io non mi ricordo nessun vecchio barbuto che sia venuto mai a darmi saggi consigli. per la nonna alternativa...la mia al massimo mi rompeva le scatole - a me e a mio fratello - perchè non andavamo in chiesa... tutto qui. penso di averla anche amata perchè non è uno di quegli scontati racconti di adolescenti che crescono e trovano il principe azzurro. allora penso che lei, marjanne, è molto più intelligente di molti scrittori che ci hanno riempito la testa di cazzate sull'amore il matrimonio i figli due cuori e una capanna e tutte quelle boiate lì. però, che storia malinconica.
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martedì, 19 febbraio 2008
mi chiedo se ancora esiste la piccola borghesia italiana che Pasolini aveva a tal punto in odio da dire di non riuscire a scrivere nulla che la descrivesse o la denunciasse. Pasolini dice delle cose così dure con una faccia così mite che tutte le volte mi impressiona. come se ricevessi un pungo nello stomaco. mi chiedo anche, spesso, se le cose che uno scrive possono essere giudicate obiettivamente, oppure se non siamo invece tutti prigionieri della nostra condizione, sociale o culturale o politica. e se siamo tutti prigionieri, come si fa a rintracciare anche un barlume di verità - se ci sta - in quello che scriviamo? non parlo della lingua parlata. io diffido di chi parla molto. forse perchè per esperienza, ho sempre incontrato gente che parla molto senza sapere di che parla, dimenticandosi di ciò che ha detto un istante prima. chi parla troppo è il 99% delle volte un vanesio a cui piace sentirsi parlare, e parla tanto per autocompiacersi. la verità, se sta da qualche parte, sta nello scritto. ora quando ci dicevano gli scienziati che ci stava una verità oggettiva a cui dovevamo adeguarci era un sollievo. quando hanno cominciato a dire che invece la verità assoluta non esiste e che dobbiamo trovare una verità nascosta da qualche parte, sepolta dalle parole e dai fatti della vita...da allora...io mi sento come una che cammina nel fango. avete presente?
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lunedì, 11 febbraio 2008

rischierò di sembrare la solita retrograda in fatto di moda femminile... ma due notizie dei telegiornali di questi giorni mi hanno fatto sobbalzare sulla sedia...non so se possiamo definirle notizie...sono quelle note di costume inutili che uno si chiede che ce le mettono a fare nei telegiornali...o se forse non ci sono cose più importanti da dire...oppure che ti confermano che i direttori di tiggì uomini sono forse peggiori delle donne direttrici di tiggì (ah, perchè, non esistono?). o cmq che dopo quarant'anni di femminismo, l'unico risultato raggiunto è quello che da oggetti di servizio, siamo diventate oggetti sessuali. sempre oggetti siamo. la prima è l'annuncio del cambio della dicitura delle taglie... come se le donne non avessero già tanti problemi per conto loro...invece dei vecchi numeri, 38, 40, 42 etc. metteranno delle etichette (tali: cilindro, diablo, e non ricordo più che cosa) per semplificarci - dicono - la vita (grazie, che idea gentile). e  questo per quale motivo, o miei scienziati della moda internazionale? per costruire una barriera all'anoressia? ma fatemi il piacere...siete proprio degli einstein. invece di cercare di cambiare la mentalità delle persone, noi cambiamo il nome della taglie, e il problema è risolto..già, che idiota, ma come avevo potuto non pensarci prima?? che idea geniale. è come se cominciassimo a chiamare il cancro "raffreddore", per farcelo apparire meno brutto. peccato che poi si muore lo stesso.

l'altra notiziona, è - udite udite - l'ideazione del "quadanga" come costume per la prossima estate. no, ma dico, qualcuno di voi ha avuto modo di vedere di cosa si tratta? scusatemi, signori stilisti, signori direttori di tiggì, se io ancora non ho deciso di diventare una porno star a vostro uso e consumo. e poi ci stava bisogno di ideare tale costumino? se uno si piazza davati all'entrata della spiaggia e distribuisce ai nudisti una foglia di fico, non l'è uguale?

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martedì, 05 febbraio 2008
la prima volta che ho aperto "Una teoria della giustizia" di Rawls, rimasi molto colpita dal fatto che lui mettesse tra i beni fondamentali "le basi per il rispetto di sè". perchè non mi pareva così importante. invece mi accorgo che tutti gli errori che faccio, o meglio, tutte le cose di cui mi pento o che mi fanno stare male sono riconducibili a scarsissime basi di rispetto di me stessa che ho - o meglio, non ho. l'autostima è una delle cose più importanti da insegnare ad un bambino ed è anche una cosa che spesso si sbaglia ad insegnare..o non ci si rispetta abbastanza oppure si diventa presuntuosi e ci si rispetta troppo...
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lunedì, 04 febbraio 2008
certo che, in questo periodo, il mio nervosismo cresce...con la crisi di governo - proprio quest'anno, con tutte le cose che c'ho da fare... - la carta di roma sull'aborto - no comment - la munnezza a napoli...non so...cari amici, che dite che dobbiamo fare? e, soprattutto, è possibile fare qualcosa, in contanto burdello? io me lo sto chiedendo insistentemente da giorni, da settimane, forse...insomma, ora che vengono le elezioni, che dobbiamo fare? rivotarli? non c'è un'altrernativa. sempre le solite facce, le solite carriere. ho letto addirittura che rutelli si candiderebbe a fare il sindaco di roma...emigrare? ma io ci sono affezionata a roma...e poi mi pare un po' fuggire...no, bisogna fare qualcosa. ma cosa?
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