mercoledì, 07 maggio 2008
passiamo all'attualità. vorrei porre un felice interrogativo a tutti i mei lettori. parliamo di avvocati. quello che fa imbufalire Mafalduzza è che non esiste un codice deontologico per gli avvocati. ora io spesso ragiono, anche se può sembrare strano. perchè - mi chiedo - se in una causa di divorzio per esempio, la moglie è una iena, l'avvocato non cerca di farla ragionare e giungere ad un accordo ragionevole, specie se ci sono dei bambini? oppure, per esempio nei casi di cronaca nera, mi chiedo se è giusto che l'avvocato difenda ad oltranza e in modo cieco a qualsiasi altra cosa il suo assistito. Prendiamo il caso di quel ragazzo morto di botte perchè ha rifiutato la sigaretta. ma ci sarà un cavolo di codice deontologico che trattiene un avvocato dal fare affermazioni come "nessun colpo è mortale e non ci sono lesioni che dimostrino accanimento"? ci sarà un confine tra il diritto ad essere difeso e il modo con cui è lecito difendere?  per esempio, se un ragazzo prende un fracco di botte perchè rifiuta una sigaretta, l'accanimento penso che a rigor di logica non si dovrebbe ricavare tanto dall'autopsia che ci dice quanti pugni e calci ha preso e quanto forti più o meno. ma sta nell'atto in sè. altrimenti cosa li facciamo a fare sti processi? prendiamo quell'altro caso: i coniugi di erba. ma mi può un difensore dire che l'unico sopravvisuto ha subito un trauma così forte che quello che dice non sta nè in cielo nè in terra, smontando del tutto l'accusa - parafrasando, chiaramente. cioè un avvocato dovrebbe accettare un codice deontologico (che non mi sembra tanto lontano dal buon senso) per cui il diritto di difesa non può annullare il diritto della vittima che, sebbene morta, dovrebbe anch'essa vedersi riconosciuto un giusto processo. e in più non ha più voce per intervenire. è l'elemento più debole in assoluto. purtroppo non ho amici avvocati e quindi non posso domandare se l'avvocato deve difendere come un carro armato il suo assistito, senza scrupoli. poi è il giudice a decidere.
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mercoledì, 07 maggio 2008

in questi giorni sto un po' scocciata..tra le altre cose perchè mia madre insisteva e insisteva perchè facessi domanda per un posto di bibliotecaria a cuneo...no, dico, con tutto il rispetto per i bibliotecari e per il lavoro fisso...ma dopo 5 anni che  sto qui come il limone sulle cozze, come si dice, dovrei "studiare" "prepararmi" per andare a vivere a cuneo? boh. in più oggi mi hanno mandato a sentire una conferenza alquanto noiosa, mentre io ad occhi aperti sognavo di scrivere un pezzone sulla fiera del libro di torino e la questione palestinese..non mi ritrovo alla fine della mattinata,mentre il mio piccolo stomaco reclamava già il pasto - che cmq in questi mesi ho raggiunto il mio massimo storico di peso di 50 kg - a sentire un intervento sulle indennità previdenziali per gli agricoltori albanesi?? sarà il mio dahrma, per aver pensato che un posto da bibliotecaria cuneo potesse essere un po' noioso?  non so se è dahrma il termine giusto..anche se ho chiesto spiegazioni, 'na volta. no, dico...va bè, che io mi appassiono a tutto..ma ci sta un limite.

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martedì, 06 maggio 2008

ma come diavolo gli è venuto in mente al sig. Fini, nuovo presidente della camera...di farci tutto il bel discorsino sul relativismo sulla famiglia i valori e via dicendo e poi accomodarsi a porta a porta per dire queste fregnacce su "è più grave..." non voglio ripetere ragionamenti (parola grossa) sragionanti.

stavo cmq pensando se fosse possibile fare una class action contro l'abusivismo a roma e domandare le ruspe. mo' mi ingegno in qualche modo.

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sabato, 19 gennaio 2008

più guardo i tiggì più non capisco un'emerita ceppa - mi scuserà il mio caro professore - di quello che succede in Italia. ma questo Cuffaro ha favorito un mafioso e dunque non la mafia ? non esiste le proprietà transitiva che se non sbaglio è un regola della logica - che ci aiuti Odifreddi.  perchè Cuffaro oltre che l'interdizione ai pubblici uffici - che poi se gliela danno come fa a dire che non si dimette? - non lo fanno andare a lavorare per un po' - minimo 5 anni - lì nelle navi a Marghera?? un po' di giustizia, un brandello di giustizia dateci!! chè, forse non ce lo meritiamo?

e per finire, ogni tanto, penso che mi sfogherei parecchio e non sognerei più di vomitare se potessi per solo 60 secondi inseguire con un mattarello vespa nel suo studio di porta a porta, in diretta tivvù. chè chiedo tanto? e poi, pure vespa..sai che audience che rimedierebbe così...

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martedì, 15 gennaio 2008
La notiziona di oggi è che il Papa ha rinunciato alla visita in Università, giovedì, per l'inagurazione dell'anno accademico. Che scompiglio...ma ora che era stato invitato e che tutto u' macello era scoppiato non è che la rinuncia cambi le cose, anzi. Io non ho letto la lettera dei fisici, quindi parlo senza cognizione di causa. Penso che le perplessità dovessero essere espresse dagli studenti sull'invito e non tanto sulla possiblità del Pontefice di dire la sua. Certo, devo dire che il tempismo di questo invito del rettore è stato incredibile..con tutto quello che succede qui in Italia, con la discussione sulle coppie di fatto, sulle coppie omosessuali ( ah, no, di quelle apertamente nun si parla in parlamento, ma che scherziamo?), sull'aborto...io non ho niente da dire su quello che dice il Papa. che deve dire? il Papa fa il mestiere suo..dovrebbe forse dire: usate il preservativo? abortite? certo che no, altrimenti sconfesserebbe il credo che rappresenta. Se si voleva fare un dibattito sulla pena di morte, la lectio magistralis del papa poteva pure starci bene, ma avremmo voluto sentire magari anche altri esponenti di credo religiosi e i laici. Il Papa può dire tutto quello che vuole, ma mi sembra che non abbia bisogno di farlo in una lectio magistralis alla sapienza. Per questo non era opportuno l'invito alla Sapienza. Se io voglio sentire il Papa, vado all'angelus - in 15 minuti con l'autobus dalla sapienza. Non vedo che problema ci sia. Mi dispiace per il clima esasperato degli studenti, ma è il Paese ed essere esasperato. Il Papa può dire tutto quello che vuole, ma non è il capo del governo. Non siamo tutti cristiani cattolici e chi non lo è - e forse, anche chi lo è, in parte - si sente un po' frustrato dal fatto che la politica sia sempre a soccombere difronte alla dottrina religiosa. Dove sta la libertà in questo Paese? La tolleranza? Forse sono i politici a dover prendere coscienza di come si è generato questo stato di cose. Prendere coscienza che i cattivi maestri sono stati loro, che l'esasperazione l'hanno creata loro, perchè non sono stati capaci di costruire per primi un dialogo all'insegna della laicità nel posto in cui più di tutti in un Paese democratico ci si aspetterebbe di trovarla: nel Parlamento.
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