passiamo all'attualità. vorrei porre un felice interrogativo a tutti i mei lettori. parliamo di avvocati. quello che fa imbufalire Mafalduzza è che non esiste un codice deontologico per gli avvocati. ora io spesso ragiono, anche se può sembrare strano. perchè - mi chiedo - se in una causa di divorzio per esempio, la moglie è una iena, l'avvocato non cerca di farla ragionare e giungere ad un accordo ragionevole, specie se ci sono dei bambini? oppure, per esempio nei casi di cronaca nera, mi chiedo se è giusto che l'avvocato difenda ad oltranza e in modo cieco a qualsiasi altra cosa il suo assistito. Prendiamo il caso di quel ragazzo morto di botte perchè ha rifiutato la sigaretta. ma ci sarà un cavolo di codice deontologico che trattiene un avvocato dal fare affermazioni come "nessun colpo è mortale e non ci sono lesioni che dimostrino accanimento"? ci sarà un confine tra il diritto ad essere difeso e il modo con cui è lecito difendere? per esempio, se un ragazzo prende un fracco di botte perchè rifiuta una sigaretta, l'accanimento penso che a rigor di logica non si dovrebbe ricavare tanto dall'autopsia che ci dice quanti pugni e calci ha preso e quanto forti più o meno. ma sta nell'atto in sè. altrimenti cosa li facciamo a fare sti processi? prendiamo quell'altro caso: i coniugi di erba. ma mi può un difensore dire che l'unico sopravvisuto ha subito un trauma così forte che quello che dice non sta nè in cielo nè in terra, smontando del tutto l'accusa - parafrasando, chiaramente. cioè un avvocato dovrebbe accettare un codice deontologico (che non mi sembra tanto lontano dal buon senso) per cui il diritto di difesa non può annullare il diritto della vittima che, sebbene morta, dovrebbe anch'essa vedersi riconosciuto un giusto processo. e in più non ha più voce per intervenire. è l'elemento più debole in assoluto. purtroppo non ho amici avvocati e quindi non posso domandare se l'avvocato deve difendere come un carro armato il suo assistito, senza scrupoli. poi è il giudice a decidere.





