oggi sono stata a vedere a un prezzo proletario "tutta la vita davanti", l'ultimo film di virzì, sul mondo del lavoro precario. Devo dire la verità che l'unica consolazione tratta dal film è non fare parte momentaneamente del mondo dei call center, seppure io l'abbia mio malgrado dovuto conoscere per diverso tempo. E sono fortunata, ora. Penso che sia un film molto istruttivo ed è molto reale. Proprio ben fatto. Penso che lo comprerò in dvd, tanto per farsi del male. Le scena in cui mi sono rirovata di più è il pianto liberatorio della protagonista, laureata in filosofia, tra le braccia di una nonnina gentile, dopo la sua esperienza come telefonista. Perchè mi ricordo benissimo il senso di stanchezza e frustrazione che ti rompe le ossa e di cui non riesci a liberarti, nonostante tu possa cercare di riposare. Perchè mentalmente non riposi mai. Mai una tregua. e mentre penso a come trascorrerò tutta questa vita che ho davanti, una cosa di sicuro sto cercando di metterla nel conto: ossia lasciar perdere gli uomini cafoni. Mi ci vorrebbe anche a me un giorgio conforti. uno impegnato ma simpatico. uno gentile. uno che non è assillante. ma temo che sia proprio un personaggio da film.





