martedì, 19 febbraio 2008
mi chiedo se ancora esiste la piccola borghesia italiana che Pasolini aveva a tal punto in odio da dire di non riuscire a scrivere nulla che la descrivesse o la denunciasse. Pasolini dice delle cose così dure con una faccia così mite che tutte le volte mi impressiona. come se ricevessi un pungo nello stomaco. mi chiedo anche, spesso, se le cose che uno scrive possono essere giudicate obiettivamente, oppure se non siamo invece tutti prigionieri della nostra condizione, sociale o culturale o politica. e se siamo tutti prigionieri, come si fa a rintracciare anche un barlume di verità - se ci sta - in quello che scriviamo? non parlo della lingua parlata. io diffido di chi parla molto. forse perchè per esperienza, ho sempre incontrato gente che parla molto senza sapere di che parla, dimenticandosi di ciò che ha detto un istante prima. chi parla troppo è il 99% delle volte un vanesio a cui piace sentirsi parlare, e parla tanto per autocompiacersi. la verità, se sta da qualche parte, sta nello scritto. ora quando ci dicevano gli scienziati che ci stava una verità oggettiva a cui dovevamo adeguarci era un sollievo. quando hanno cominciato a dire che invece la verità assoluta non esiste e che dobbiamo trovare una verità nascosta da qualche parte, sepolta dalle parole e dai fatti della vita...da allora...io mi sento come una che cammina nel fango. avete presente?
postato da: Mafalduzza alle ore 11:06 | Permalink | commenti
Commenti

categoria:interpretazioni