dal momento che ho cambiato spesso città nel corso della mia breve vita, uno penserebbe che io dovrei avere nostalgia di dove sono nata, di dove stanno i miei genitori, insomma. Invece, manco per niente. A parte i miei genitori, infatti, non ci sta proprio niente che mi lega al posto dove sono nata e cresciuta fino all'età di 19 anni. Roba che spesso mi dico che se non ci fossero loro non ci rimetterei più piede. Ed è un fatto che per una che è incline alla malinconia come me proprio non mi spiego. Però anche Pareyson, che è nato proprio in quello stesso paesino dimenticato nelle valli del cuneese, non credo proprio lo rimpiangesse. Anzi, a volte mi chiedo perchè l'hanno sepolto lì, in quel cimitero. Posso rimpiangere alcune passeggiate torinesi sul calare della sera tra le stradelle cittadine, le notti ai murazzi, le domeniche mattina a leggere il giornale al valentino o davanti alla gran madre...posso rimpiangere l'atmosfera di berlino, dove niente è mai uguale a se stesso. francoforte. il mare della costa che da livorno va a cecina. fiesole. ma il mio paese, quello mai. e non credo sia una bella cosa. più che altro perchè uno si sente un albero che non ha radici. nel mio caso, neppure esattamente un albero, diciamo un cespuglio piccino. sono molto legata a roma, e se potessi scegliere un posto dove vivere- come sino ad oggi, grazie a dio, ho avuto la possibilità di fare -sarebbe senz'altro roma. certo, magari se potessi avere una casa mia, sceglierei una casa con un piccolo giardino dove piantare tulipani e pomodori. dove allungare un'amaca per farci appisolare un gatto. ma non penso che potrò mai permettermi di acquistare una casa. dunque uno ha sempre questa sensazione di precarietà, che non è il massimo. però forse anche se non avrò mai una casa mia mi dovrei abituare a considerare i posti dove sto, non importa quanto ci sto, come casa mia. anche senza amaca, gatto, tupilani e pomodori. tanto, come si dice, siamo tutti di passaggio. Così stanotte, mentre il mio amico gabriel si metteva le mani nei capelli mentre gli dicevo, come un disco che si incanta, che mi sentivo sola, ho pensato che forse tutta 'sta solitudine è dovuta al fatto di non avere radici. E infatti io mi sento molto sola anche all'università, dove invece dovrei sentirmi un po' a casa. E questo perchè? perchè non ho maestri. e, specie nella filosofia, questo è un dramma. non so se avete mai sentito parlare di una cosa che si chiama "precomprensione"...è una roba, per dirla alla jonny palomba forse...come se voi guardate due pezzi di terreno, uno incolto e uno seminato. Se piove sul terreno seminato, qualcosa ci nasce, ma se piove sul terreno incolto, non fiorisce niente. E' quasi come se la pioggia, l'acqua, che dovrebbe essere la cosa che fa nascere e crescere nuova vita, si riversasse sul terreno inutilmente. Oppure, più facile, come se uno leggesse un libro senza conoscere il significato delle parole. Tutta la fatica che fai, è sprecata. come se vivessi in un posto bellissimo ma tu, porca pupazza, sei cieco. non dico che sia colpa solo mia. si sa come funziona l'università oggi..e io non è che ho studiato con vattimo, riconda, viano, rossi, etc. ma ho studiato sui manuali. questa è la verità. e non ho imparato niente.
L'esistenza non è priva di senso, ma non possiede in sè tutto il senso di cui abbiamo bisogno.